Dagli Studios di Tirrenia al parco dove il re sposò la Bella Rosina – Il Carnevale di Viareggio visto da chi lo fa – Il polpo campanaro e la spiaggia di Zucchero – La nuotata di Lord Byron e il nonno clandestino in Libia a 9 anni

Domenica, 01 Luglio 2012. Posted in Stili di vita

Da Livorno a Lerici

Alla guida della Porsche Panamera ibrida lascio Livorno col suo grande scalo marittimo, la sua interessante collezione di ex voto dipinti dall’Ottocento ai giorni nostri nel Santuario della Madonna di Montenero;

lascio il Fanale dei Pisani (uno dei fari più antichi d’Italia- 1303), la poderosa rotonda sul mare poco distante dalla mitica Accademia Navale, e risalgo la costa parallelo alla vela Sky 42 Fun timonata da Alfredo Giacon e da Nicoletta Siviero. E’ una calda domenica e quindi ingorgo in uscita per le più vicine località di mare: Tirrenia e Marina di Pisa. La prima è una città moderna, costruita dal Fascismo nel ’32: la volle Costanzo Ciano (padre di Galeazzo), il gerarca che a Livorno sul mare fece costruire un mausoleo di famiglia, un torrione di 17 metri su cui sarebbe stata posta la statua di Ciano: oggi lo chiameremmo ecomostro. Tirrenia

doveva diventare la capitale del cinema dell’impero, così nel ’34 furono inaugurati i Tirrenia Film Studios, primi grandi studi cinematografici italiani che durarono fino al 1969. Oggi quel che resta diventerà un resort. Un altro laboratorio industriale del Ventennio lo troviamo a Marina di Pisa, appena dopo la passeggiata sul mare in un’atmosfera da ferie domestiche – tutti sugli scogli tra le bancarelle del mercato e la moltitudine di barche a vela in cerca di vento.

Là dove nel 1925 l’ingegnere tedesco Claude Dornier (padre dell’omonimo cacciabombardiere) aggirando il divieto europeo di costruire aerei imposto alla Germania, realizzava i suoi idrovolanti (in seguito la Fiat vi produsse prima caccia bombardieri, poi bus) ora si sta allestendo un porto.

Dal mare all’entroterra per violare un ex sancta sanctorum: la Tenuta di San Rossore.

Già luogo di caccia dei Savoia, poi tenuta presidenziale fino al 1999 quando Oscar Luigi Scalfaro la donò alla Regione Toscana. Nel 1869 la tenuta fu la fortuna della cosiddetta Bella Rosina (Rosa Vercellana): re Vittorio Emanuele II a San Rossore si ammalò di malaria e credendosi in punto di morte volle sposare la sua amante; poi sopravvisse e la risposò civilmente a Roma. Oggi chi entra liberamente nel parco di domenica ha la fortuna di fare pic nic, giocare e oziare in un posto incantevole dotato di cascine, ippodromo, maneggio e ristorante.

E poi Viareggio

col suo viale Regina Margherita, un circuito così ampio da aver fatto la fortuna del celebre Carnevale. Non parlo quindi della città seicentesca voluta da Lucca come sbocco al mare, né delle belle palazzine liberty che le conferiscono un’atmosfera vagamente retrò: entro di soppiatto nella Cittadella del Carnevale, chiusa al pubblico la domenica, e fermo uno scultore che si attarda in uno dei 28 giganteschi laboratori della struttura. Giganteschi perché da qui escono i grandi carri allegorici delle 28 ditte partecipanti all’annuale appuntamento con l’allegria. Libero Maggini, figlio d’arte (babbo e mamma ceramisti) racconta. “Vengo da una vita di marinaio, poi è uscita la passione per la manualità e ora partecipo al Carnevale con maschere grandi e piccole, ma non amo la satira. Il mio carro più bello? Sotto le stelle del jazz, 5 anni fa. No, non è possibile vederlo perché i carri vengono tutti distrutti. All’aperto la cartapesta non dura e ci vorrebbero dei capannoni enormi…

A volte qualche straniero si mostra intenzionato a comprarli… Hanno anche viaggiato in nave… Il tema del Carnevale 2012 è stato la crisi, per il prossimo c’è tempo, si inizia a ragionare in settembre: nessuno dà un tema, c’è anarchia totale, così come c’è uno sfrenato individualismo che ci porta anche a farci i dispetti. Dobbiamo però sottostare al parere della commissione della Fondazione Carnevale che verifica i progetti e ci paga. La rivalità è peggio di quella che si trova nelle contrade e la tensione si taglia col coltello. Tra i più giovani di noi, l’età media dei carristi è di 50 anni, sta facendo la comparsa il computer. Tanti vorrebbero entrare, ma è un circolo chiuso, riservato a costruttori di carri di prima e seconda categoria e alle mascherate”.

Maggini ricorda che il Carnevale nacque nell’800 come parata di carrozze dei vacanzieri lucchesi: “Poi i viareggini han preso l’idea impiegando inizialmente le maestranze dei cantieri navali. Un aneddoto? Circa 15 anni fa per far passare un carro particolarmente ampio sono stati abbattuti due terrazzi. A Carnevale finito li hanno ricostruiti”. Potere del divertimento!

Torno all’interno per visitare la città romana di Luni, una delle più estese aree archeologiche del nord Italia (24 ettari dentro mura fortificate) con tanto di anfiteatro in periferia, dove 7.000 spettatori assistevano alle gesta dei gladiatori. Se venne costruita qui nel 177 a.C. è per la vicinanza con le cavi di marmo di Carrara.

 

Ed è di nuovo mare salendo a Tellaro, uno dei borghi più belli d’Italia, dove tra i carrugi e le barche riposte in uno stretto lungo portico si ricorda la leggenda del polpo, che in una notte si arrampicò fin sulla fune del campanile svegliando la popolazione proprio mentre i Saraceni stavano arrivando.

Siamo entrati nel Golfo dei poeti, scelto per la contemplazione anche da Mario Soldati (a Tellaro), oltre che dagli illustri predecessori Shelley e Lord Byron i quali soggiornarono nella bianca villa Magni a San Terenzo, frazione di Lerici,

dove George Byron nell’estate 1822 “rincasò” un giorno a nuoto da Portovenere. Tra Tellaro e Lerici ci si imbatte in uno degli stabilimenti balneari più esclusivi (ombrellone e 2 lettini variano da 60 a 110 euro al giorno) proprietà della moglie di Zucchero, che per rendergli omaggio ha intitolato alle sue canzoni le sei stanze da 690 euro a notte.

Chiudo col curioso racconto di un clandestino italiano in Libia. “Mio nonno Dante Cabano - dice Alessandro Mamino - era di Lerici

e visto che andava male a scuola fu fatto imbarcare da suo padre, perché capisse la difficoltà del lavoro. Ma nonno che aveva 9 anni ed era uno spirito libero; così si nascose e per tutto il viaggio non riuscirono a trovarlo. Attraccati in Libia fuggì facendo perdere le sue tracce per 9 anni. Poi tornò a Lerici. Parlava arabo”.

 

Roberto Brumat

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