Lo tsunami di Paestum - il fascino delle Costiere – dall’amore libero degli eretici del ‘300 all’amore di Anna Magnani per Roberto Rossellini – tra limoncello e dolce melanzana & cioccolato

Venerdì, 15 Giugno 2012. Posted in Stili di vita

Da Scario a Napoli

315 km, circa 9 ore a una media di 35 km orari.

Con l’auto ci avviciniamo al parco archeologico di Paestum,  la greca Poseidonia (ribattezzata Paistom dai Lucani). Ma nemmeno il fatto che la Porsche sia elettrica ci permette di vincere la cortese inflessibilità dei custodi: ai templi greci e all’anfiteatro non ci si avvicina, così la foto ricordo con la Panamera è scattata al di qua della cancellata. E ci concediamo la visita alle splendide architetture e al bel museo che ricorda tanto il passaggio degli Etruschi (qui avevano i loro confini sud) quanto quello di uno tsunami avvenuto 4.000 anni fa.

La pausa a Salerno, patria della prima scuola medica d’Europa (IX secolo) ci consente di prendere la rincorsa per la Costiera, patrimonio dell’umanità Unesco. La Costiera. Una sola parola per due costiere: l’Amalfitana e la Sorrentina, due collane di perle del Tirreno infilate nel filo d’asfalto  che strettissimo collega sul mare Salerno e Napoli mettendo alla prova le dimensioni della Porsche Panamera S Hybrid (497 x 193 cm). Prima della Costiera però ci fermiamo a Castellabate, uno dei borghi più belli d’Italia (patrimonio dell’Unesco), dove il film Benvenuti al Sud ha fatto incrementare il numero dei turisti italiani: ancora una volta si dimostra che conosciamo meno degli stranieri le nostre bellezze. Inglesi e tedeschi dal dopoguerra non sono mai mancati, mi dice una simpatica anziana abituata all’alternanza di troupe cinematografiche (ora girano un film con Nino Frassica). E Nicola Gatto,  accanto al suo Ape noleggiato a cento euro al giorno per il mese a quelli di Benvenuti al Sud, ricorda un Claudio Bisio “simpatico, ma chiuso” tranne quando, vedendo salire al borgo dei turisti tedeschi armati di picozze, ha intonato La Montanara. Da Castellabate a Furore, il paese - sostantivo che deve il suo nome o all’impeto del mare che entra in un fiordo o alla passione che in tempi di eresie contagiò uomini e donne del paese, quando ospitarono una comunità di fuggiaschi ascolani (i Sacconi) che professavano l’amore libero.  E a proposito di love d’altri tempi, si ricorda anche l’amore tra Roberto Rossellini e Anna Magnani, che qui comperò due magazzini - pied à terre. Furore è il paese dai tre nomi: è il “paese che non c’è” per l’assenza di un centro, “il paese albergo” per i 500 posti letto e “il paese dipinto” per il concorso che da 30 anni lo riempie di murales.  Raffaele Ferraioli, il sindaco che ci accoglie, tra le sue battaglie contro sciatteria e cattivo gusto, è conosciuto anche come lo sterminatore dei nanetti. E poi Maiori (la sua specialità è il dolce melanzana & cioccolato), virtuoso per i rifiuti zero e le tegole fotovoltaiche. E’ anche uno dei 13 Comuni della Costiera riunitisi per la prima volta dai tempi della Repubblica di Amalfi in una Conferenza dei sindaci che si propone di ottimizzare costi e servizi.

 Il cuore di Amalfi, la piazzetta del Duomo che dopo una ripida scalinata rivela la cattedrale e lo stupendo chiostro Paradiso, invita ad ammirarne le bellezze artistiche e i viottoli gonfi di coloratissime botteghe. Qui come a Ravello,  che guarda il Tirreno dal suo silenzio collinare fatto di tanto verde e suggestioni di rara bellezza: dalla piazzetta del duomo a villa Rufolo, all’intreccio di vicoletti; e come a Positano, scelto già dagli antichi romani per la villeggiatura, abbarbicato com’è su una vivacissima baietta.  Non si sa che guardare, tante sono le bellezze, finché si arriva in vista del golfo di Napoli, attraversando Sorrento, Torre Annunziata (detta Gioacchinopoli tra il 1810 e il 1815 in omaggio a Gioacchino Marat re di Napoli), Torre del Greco che tanto piacque a Leopardi che vi soggiornò a Villa delle ginestre.  Il golfo più celebre del mondo si apre a noi che volgiamo le spalle al Vesuvio, con Capri di fronte, Procida a destra proprio davanti a Ischia. Altre perle, questa volte galleggianti.

Roberto Brumat

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