Scorpacciata di Svevi, tra la salina più grande d’Europa, il Colosso di Barletta, Annibale e San Nicola

Lunedì, 21 Maggio 2012. Posted in Stili di vita

da Manfredonia a Bari

Otto ore di viaggio per un pugno di km (meno di 200), per vedere il mare viaggiando a una media di 40 km orari, veleggiando per metà del tempo a impatto zero.

La città di Manfredi (re di Sicilia) si apre allo sguardo grande, sulla costiera, col suo imponente castello svevo dai 5 torrioni, ultimato da Carlo d’Angiò.

E’ una piacevole sorpresa: accolto da una giovane dama medievale, il turista visita la suggestiva mostra delle stele daunie che erano pagine di racconti scritti da questo popolo che nell’VIII secolo a.C. aveva preferito il Gargano ai Balcani.

Il centro città, completamente lastricato di bianco, rivela scorci interessanti, con qualche curiosa testimonianza del Ventennio, come il “Cinema Impero”.

Due km a sud, sempre sul mare, sorgeva l’antica Sipontum di cui restano poche tracce, rasa al suolo dal sisma del 1254; ma a 10 km da qui, nell’entroterra, merita fermarsi all’Abbazia di San Leonardo, XII secolo, bell’esempio di romanico pugliese.

Il pasto del leone sul portale non lascia troppo spazio all’immaginazione circa la fine auspicata per gli infedeli: qui sostavano i crociati feriti in Terrasanta e i pellegrini diretti alla grotta dell’angelo (con santuario) sulle pendici del Gargano.

Ai tempi i simboli si sprecavano: così l’architetto della chiesa fece in modo che ogni 21 giugno a mezzogiorno un raggio di sole la trafiggesse (entrando da un foro della volta centrale) esattamente a metà tra le colonne d’ingresso; spettacolo che si ripete nell’abside sinistro negli equinozi di primavera e autunno, alle ore 16.

Ed eccoci a Margherita di Savoia, cittadina che nel 1879 si votò alla moglie di re Umberto I. Il luogo però è molto più famoso per le saline che con i loro 4.500 ettari sono le più grandi d’Europa. “Da qui viene l’80% del sale industriale consumato in Italia- mi spiega la guida Sabino Dell’Orco. Produciamo 6 milioni di quintali di sale all’anno. Il sale industriale serve alle concerie, in zootecnia e per le strade innevate”. Ma qui si ricava anche il sale da cucina. E tutto grazie a 3 pompe idrovore che prelevano annualmente 30 milioni di metri cubi d’acqua marina, depositando il sale dopo una “passeggiata” di 200 km dentro i bacini. Nella struttura oggi privata, si fa anche il sale “stagionato”, che qui riposa anche 5-6 anni diventando, come i liquori, più pregiato.

Sembrerà strano, ma in un luogo naturale come questo dominato dalle alghe Dunaliella che conferiscono all’acqua salata una colorazione rossa capace di surriscaldare i bacini (l’Università di Bari le sta studiando per usi termici), gli architetti si sono sbizzarriti:

a partire da Gianluigi Vanvitelli (il papà della Reggia di Caserta) che inventò il moderno sistema di decantazione in più vasche, fino a Luigi Nervi (autore dell’omonima Sala in Vaticano) che qui  firmò la sua “cattedrale”, capannone ad archi parabolici oggi patrimonio dell’Unesco, benché di fatto semi pericolante e da anni inutilizzato. 

Sosta a Barletta che ha tre grandi richiami: il castello svevo, il Colosso e la cantina della disfida.

Il Colosso è una statua in bronzo di 4,50 metri del V secolo: fu l’imperatore Federico II di Svevia a portarsela dietro da Ravenna. La cantina è il luogo che ha reso celebre Barletta nel mondo. Il 13 febbraio 1503 13 cavalieri italiani (soldati dell’esercito spagnolo) e 13 francesi si sfidarono a duello tra Andria e Corato.

Il guanto di sfida fu lanciato in questa locanda dove gli spagnoli avevano invitato a cena anche alcuni prigionieri francesi: La Motte definì codardi gli italiani ed Ettore Fieramosca organizzò il combattimento vinto dagli italiani, cavalieri di Campania, Sicilia, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Puglia.

Qui vicino il 2 agosto 216 a.C. si combatté anche la storica battaglia di Canne che vide la clamorosa sconfitta di 86.000 Romani ad opera di 50.000 libici di Annibale.

Sulla collina sovrastante, bel museo e resti di una città medievale e delle precedenti vestigia romane e prima ancora daunie.

E poi di nuovo sul mare a Trani, che tutti i pugliesi riconoscono come “la bomboniera di Puglia” per il suo bellissimo centro storico. Nel castello svevo sull’Adriatico, con lo stupendo Castel del monte di Andria, uno dei meglio conservati di Puglia, Manfredi figlio di Federico II, nel 1259 prese in moglie Elena d’Epiro.

Poco più in là si erge la cattedrale, in pietra bianca di Trani come tutto in questa parte antica della città, strade comprese.  Peccato che catene e gradini non abbiano impedito il parcheggio a un furgone di Bergamo proprio a ridosso della chiesa: unica distrazione dal totale richiamo ai tempi lontani.

La presenza di due sinagoghe a breve distanza dal cuore del cattolicesimo cittadino, fa intuire un’antica disponibilità all’accoglienza. E la storia ricorda che ad una delle due torri sul mare del castello che fino al 1975 fu carcere (ospitò brevemente anche Gramsci) Federico II nel 1240 fece impiccare Pietro Tiepolo, podestà di Milano e figlio del doge di Venezia: monito per le navi serenissime che qui volentieri si attardavano in razzie. 

Tramonto su Bari e tour by night tra le luminarie per la festa di San Nicola (già finita), nelle piazzette e nei vicoli fortemente evocativi di tradizioni mai tradite.

 Roberto Brumat

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