Veronica, Aragonesi, tori del Po, relitti del ‘600, pale eoliche e capodogli spiaggiati

Giovedì, 17 Maggio 2012. Posted in Stili di vita

Da Pescara a Rodi Garganico (Abruzzo, Molise, Puglia)

In mare

“Non abbiamo scelta – dice Alfredo Giacon a Pescara – Dobbiamo partire stasera a mezzanotte per sfruttare la finestra tra una burrasca e l’altra e cercare di arrivare a Rodi Garganico entro mezzogiorno”. La navigazione notturna, sotto un cielo stellato e con mare abbastanza calmo, è stata premiata poi con una bella veleggiata grazie al vento alzatosi all’alba. Ha accompagnato la Sly 42 Fun davanti all’ingresso del bel Marina che si sviluppa appena sotto la cittadina arroccata sulla collina. La navigazione è durata 11 ore a una media di circa 7 nodi.

Su strada

Cinque ore per circa 200 km alla solita media e con i consueti consumi ridotti.

Saputo che alle pendici della Maiella si venera una delle sette “veroniche” esistenti (panni che secondo la tradizione avrebbero coperto il volto di Cristo), prima di lasciare Pescara, dopo un “passaggio a livello” di pecore e cani pastore,

arriviamo a Manoppello per vedere il famoso velo (24x17,5 cm.) che secondo un’indagine dell’Università di Bari non presenta segni di colore ed è sovrapponibile al volto della Sindone.

Ortona (CH) che mostra ancora i segni della festa del patrono San Tommaso (12 maggio) è un dedalo di stradine tra mare, Maiella e Gran Sasso. Poi la statale Adriatica comincia a fare le bizze coi suoi saliscendi tra la ferrovia e i viadotti dell’autostrada che segnano indiscreti il bel paesaggio dell’entroterra.

Ed ecco Vasto (CH) che gli abitanti considerano maschile (Lu Vast). Ha il privilegio dell’altezza sul mare, peccato che nella stretta convivenza di antico e moderno l’impronta dell’asfalto si faccia tanto sentire nel centro storico.

E poi entriamo in Molise. A Termoli (CB) ciò che si vede subito (e non è bello) è il grande stabilimento Fiat vista mare. Bisogna pazientare, perché Termoli come biglietto da visita offre più avanti sul mare, il suo castello normanno (oggi stazione meteorologica dell’Aeronautica) e i viottoli della città vecchia stretta nelle antiche mura sveve che proteggevano dagli assalti dei pirati. Il pensiero fantastica sui tanti “Mamma li turchi!” gridati dalle vedette che scrutavano l’orizzonte, giorno e notte.

Scendo a livello del mare, prima all’interno perché non vi sono strade, poi di nuovo costeggiando l’Adriatico fino alla Puglia che dichiara fin da subito la sua passione per il vento: decine di pale eoliche in lontananza nel verdissimo Tavoliere, mentre il primo piano è occupato dalle “signorine” africane che sostano ai lati della statale aspettando sedute su sedie in plastica: come optional, colorati ombrelli para sole. Molto più vicine al promontorio del Gargano, ecco le prime distese di olivi ed ecco la prima terra bruna. Dopo quelle della “perdizione”, arrivano le visioni mistiche: qui il culto di Padre Pio si materializza ovunque, così una grande statua può comparire dal nulla in mezzo alla campagna a protezione di uno dei rarissimi capannoni artigianali che incontro.

Scelgo di costeggiare il grande lago salmastro di Lesina, riserva naturale che si stende per 22 km attaccato al mare, così arrivo a Torre Mileto (FG).

Questa aragonese del Duecento è una delle torri più grandi dell’Adriatico: lì davanti, al largo, è ancora sommerso il relitto di una marsiliana (veliero mercantile) la Poma Santa Maria, naufragata nel 1607 col suo carico  di merci e cannoni. Ma più dei tre cannoni che fan da guardia, mi piace il sogno romantico affidato allo spray fissato sulla torre: “Non accontentarti dell’orizzonte, cerca l’infinito”.

In questo luogo scopro un Adriatico dai colori incredibilmente caraibici, che si sporge fin alle isole Tremiti, la cui sagoma si intravede lì di fronte. Davanti a una spiaggia trascurata, “Siamo figli di un dio minore“ mi dice Gino Villani, che lì gestisce un ristorante aperto tutto l’anno.

E spiega: “A volte la corrente elettrica manca per una settimana intera, perché qualcuno si ruba i fili in rame e ci vogliono anche mesi perché vengano a cambiarli; l’acqua non l’abbiamo proprio e in assenza di rete fognaria dobbiamo provvedere noi a trattare e immagazzinare i reflui. Qui siamo abituati a star bene del malessere totale. Pure la pulizia della spiaggia spetta ai privati, e sì che per la conformazione del Gargano, promontorio che spunta dal mare per 30 km, ciò che arriva da nord si ferma da noi: pensi che anni fa abbiamo trovato spiaggiata la carcassa di un toro. Dal marchio siamo risaliti alla provenienza, valli del Po. Mi verrebbe voglia di mettere nei sacchi tutta la spazzatura che porta il mare e riconsegnarla ai legittimi proprietari del nord…”

E a proposito di spiaggiamenti, poco oltre, all’altezza del lago di Varano, l’associazione “Vivi la laguna e dintorni” segnala il sito dove si arenano i capodogli: è la spiaggia di una riserva naturale.

Per fortuna niente capodogli morenti, ma taniche e parabordi di natanti sì; portati dalle onde che a volte accompagnano ciò che l’uomo abbandona, a volte rubano, complice il forte vento.

Da lì, salutata una mucca Podolica che bruca con le zampe sull’asfalto, arrivo in pochi minuti alla bella Rodi Garganico (FG), cresciuta sopra il mare. E nell’elegante marina realizzata con molto gusto due anni fa, approdo accanto alla Sly 42 Fun partita nottetempo da Pescara per anticipare la burrasca in arrivo.

E la barca tornò sola

Chiudo con un racconto di mare, storia vera di un mercantile di fine Ottocento degli avi dell’attuale vicesindaco Loreto Pino Veneziani. Partito da Rodi Garganico con un carico di agrumi per la Dalmazia, all’altezza di Lissa dopo 65 miglia, una burrasca costrinse l’equipaggio a mettersi in salvo; ancorarono la nave e rimpatriarono. Dopo qualche giorno, ormai a casa, videro la nave nel porto. Era rientrata da sola, spinta dalle correnti, con tutto il carico intatto. 

Roberto Brumat

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